Soddisfazione per One Ocean per il Trattato per l’Alto Mare

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L’accordo ha raggiunto il traguardo dei 60 Paesi che hanno scelto di approvare il documento. Un passo in avanti per la tutela dell’oceano

«Un traguardo storico per l’oceano». Così One Ocean Foundation ha commentato quello che è a tutti gli effetti un passo in avanti per la salvaguardia del mare. Il Trattato sull’Alto Mare entrerà in vigore nel 2026 dopo aver ottenuto le 60 ratifiche necessarie per essere legalmente vincolante. Dal 17 gennaio 2026 entrerà ufficialmente in vigore un accordo che spingere gli Stati ad adottare delle misure stringenti per tutelare il più possibile gli equilibri degli ecosistemi che si trovano nella profondità del mare. «Per la prima volta, la comunità internazionale dispone di un quadro normativo comune per tutelare la biodiversità marina nelle aree oltre la giurisdizione nazionale, che coprono quasi metà della superficie del Pianeta», scrivono soddisfatti gli esponenti della fondazione, dal 2017 attiva nel promuovere pratiche sostenibili a ricerche scientifiche in modo da dare delle risposte e degli strumenti utili alle istituzioni.

La salute dell’oceano va preservata con ogni mezzo. Ragione per cui il trattato appena ratificato da più di 60 Paesi – High Seas Treaty – rappresenta  un passo decisivo per la rigenerazione del mare. Adottato nel giugno 2023 dopo anni di negoziati, il progetto non solo mira a proteggere gli oceani per le future generazioni, ma vuole estendere le tutele normative anche in zone non soggette a giurisdizione nazionale che rappresentano circa due terzi della superficie degli oceani e il 95% del loro volume.

In particolare, l’intesa ha come obiettivo di rafforzare la governance dell’oceano dopo anni di assenza di una legislazione specifica. Si concentra sulla conservazione, il ripristino e il mantenimento della diversità biologica e degli ecosistemi. E per arrivare a questo scopo, il trattato prevede delle misure ben precise con il coordinamento internazionale: l’istituzione di aree marine protette, gli obblighi, norme e procedure in materia di valutazioni dell’impatto ambientale allo sviluppo il trasferimento di competenze e tecnologie marine.

L’accordo sul diritto del mare non è solo un mezzo per colmare delle lacune, ma è una dimostrazione tangibile della forza di tutte le istituzioni – governi, ricercatori, scienziati, Ong, fondazioni e attivisti – per una cooperazione internazionale lodevole e virtuosa che può essere adottata in altri ambiti.

Riccardo Lo Re   

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