Si tratta di una campagna che mira a proteggere gli ecosistemi marini e a promuovere un consumo consapevole tutelando l’oceano
«Tutti parlano di ridurre il consumo di carne per proteggere le foreste pluviali, ma quando si parla di oceano, nessuno parla di ridurre il consumo di pesce». Già, la salute dell’oceano non è una questione secondaria. E come One Ocean ci ha più volte insegnato, anche un piccolo gesto quotidiano può fare la differenza, compreso quello che mangiamo. La Fondazione ha scelto infatti di aderire al Fish Free February, una campagna di sensibilizzazione che punta a ridurre il consumo di pesce e incoraggiare scelte consapevoli durante tutto l’anno. L’iniziativa è stata ideata nel 2019 dal biologo marino e fotografo subacqueo britannico Simon Hilbourne. Un’azione concreta contro lo spopolamento delle barriere coralline e il consumo eccessivo di prodotti della pesca.
Il progetto vuole essere un ponte diretto tra i cittadini e le criticità legate agli ecosistemi marini, fornendo alle persone tutte le conoscenze necessarie per fare davvero la differenza nel lungo periodo. Il movimento sostiene che il 90 per cento delle speciel ittiche è sfruttato al limite. Squali e razze oceaniche sono invece diminuite del 71 per cento dagli anni ’70. In più ogni anno 600.000 tonnellate di attrezzi da pesca vengono persi o abbandonati nei nostri oceani. Problemi che vanno a sommarsi agli altri temi come l’inquinamento che vanno a incidere sugli equilbri interni del mare.
Per questo motivo si è scelto il mese di febbraio come periodo simbolico per promuovere scelte alimentari più sostenibili e consapevoli, a tutela e salvaguardia degli oceani. Solo in questo modo – con inziative globali come questa – si può contribuire a cambiare le nostre abitudini: con l’informazione e la scelta di un mondo diverso, e migliore per gli ecosistemi marini.
Riccardo Lo Re
