È quanto emerge dall’ultimo report dedicato alle Blue Business Opportunities realizzato da One Ocean
«C’è un enorme potenziale nelle forme di energia immagazzinate nell’oceano». Inizia così, con una frase semplice ma completa allo stesso tempo, il report Ocean Energy Industri Review di One Ocean. Un rapporto che contiene delle informazioni essenziali sulle forze ancora poco esplorate del mare. Oltre il 70% della superficie terrestre è coperta dall’oceano, che accumula energia termica dal sole. Allo stesso tempo «la forza gravitazionale della luna genera le maree» mentre «il vento» è in grado nel tempo di produrre «le onde oceaniche». Dall’oceano è possibile ricavare diverse forme di energia rinnovabile grazie alle moderne tecnologie presenti sul mercato come l’energia mareomotrice e ondosa che si spera possano essere acquistabili nel breve-medio periodo.
I vantaggi possono essere diversi: più risorse a disposizione, e un minore impatto ambientale. Tutto ciò è oggetto di discussione da parte dei Governi, investitori e industrie. Solo in Europa, si prevede di distribuire 100 GW di energia entro il 2050 sfruttando le onde e le maree entro il 2050. «Abbastanza per soddisfare il 10% della domanda elettrica dell’UE e creare centinaia di migliaia di posti di lavoro qualificati», si legge nel report.
Nell’esplorare le diverse fonti di energia marina, ci possono essere delle soluzioni valide in grado di produrre elettricità a basse emissioni: l’energia delle maree, delle onde, oppure quella termiche dell’oceano (OTEC), che si serve del contrasto termico tra le acque superficiali calde e le acque profonde fredde. In più da segnalare anche l’energia dal gradiente di salinità, quando l’acqua dolce si mescola con quella salata.
Come si legge nel documento «nel corso dell’ultimo decennio, i membri di Ocean Energy Europe (OEE) – un’organizzazione senza scopo di lucro che rappresenta la più grande rete mondiale di professionisti dell’energia oceanica – hanno investito oltre 1 miliardo di euro in attività di ricerca». Fondi stanziati proprio per creare delle solide alternative per il futuro. I numeri sembrano dare ragione a chi ha puntato su queste tecnologie: a oggi, l’energia marina rinnovabile è uno dei settori in rapida crescita dell’Economia Blu con «un aumento del fatturato da 65 milioni di euro nel 2009 a 4,1 miliardi di euro nel 2022».
L’Unione Europea mira a produrre 40 GW di energia oceanica entro il 2050. E si sta muovendo con ben 70 progetti finanziati nell’ambito di Horizon 2020 tra il 2014 e il 2022 per un totale di 183 milioni di euro: 94 milioni per l’energia mareomotrice e 89 milioni per l’energia ondosa. Allo stesso tempo però è necessario valutare i rischi e i potenziali impatti ambientali, dall’alterazione degli habitat, le collisioni con fauna marina, l’inquinamento e il rumore sottomarino. Per questo è necessario promuovere sistemi ibridi, una pianificazione dello spazio marittimo in modo da selezionare dei siti idonei in modo efficiente, collaborazione più solida tra comunità scientifica, industria e politica.
Riccardo Lo Re
