Un settore, quello nautico, da oltre 2,4 miliardi che cerca competenze per crescere anche in questa regione
La Sardegna guarda al mare non solo come risorsa naturale e turistica, ma come motore di sviluppo economico e industriale. La Blue Economy rappresenta oggi uno dei comparti più importanti dell’economia isolana, con numeri che confermano il potenziale di una filiera che genera occupazione, innovazione e competitività a livello internazionale.
L’Isola ha dalla sua parte tutti gli elementi per presentarsi come protagonista tra i principali poli del Mediterraneo nel settore della nautica. Merito di un patrimonio fatto di infrastrutture portuali, imprese specializzate e capitale umano che, uniti, hanno consentito alla regione di crescere e sviluppare nuovi modelli di business.
Le prospettive del comparto sono confermate anche dai dati del progetto europeo Interreg BE-STREAM POWER. A livello mondiale la Blue Economy vale oltre 1.500 miliardi di dollari l’anno, mentre in Europa genera circa 250 miliardi di euro di valore aggiunto, con una crescita stimata tra il 5 e il 7% annuo. Ma ciò che contano veramente sono gli effetti e i benefici del settore che dà lavoro a circa 4,8 milioni di addetti: un milione di questi in Italia.
Soffermandosi in particolare sulla Sardegna la Blue Economy è già un tassello cruciale per il suo sviluppo. Il valore complessivo ammonta a 2,4 miliardi di euro, pari a circa l’8% dell’intera economia regionale. Gli occupati – riconducibili alla cantieristica, e ai servizi specializzati – sono oltre 30.000.
Uno dei punti di forza dell’Isola è rappresentato dalla rete dei porti turistici. Con oltre 18.000 posti barca censiti, la Sardegna si colloca tra le principali destinazioni italiane per il diporto nautico. La Gallura, in particolare, concentra oltre il 60% dei posti barca destinati ai maxi yacht.
L’intero comparto della nautica da diporto può contare su oltre 1.600 imprese attive nella costruzione, manutenzione, refitting e servizi nautici per un valore di circa 400 milioni di euro. Numeri di un certo spessore per quella che, secondo la Cisl, non è solo un tassello del turismo italiano, ma una vera industria del mare.
«La vera sfida non è più soltanto quella di attrarre investimenti o aumentare il numero degli approdi. Il punto decisivo è costruire le competenze necessarie per sostenere la crescita di un settore che continua ad espandersi e che oggi fatica a reperire professionalità adeguate», ha dichiarato il segretario regionale della CISL Sardegna, Mirko Idili.
Riccardo Lo Re
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