Lo studio è stato compiuto dal biologa marina Ginevra Boldrocchi, esperta nonché membro del team di One Ocean
“Presenza, livelli e distribuzione di inquinanti organici ed elementari nello zooplancton del Mar Mediterraneo nord-occidentale”. È questo il titolo dell’articolo pubblicato sulla nota rivista scientifica internazionale Nature. Un report che porta la firma della biologa marina Ginevra Boldrocchi, che fa parte del team di One Ocean da tempo in prima linea nelle attività per proteggere i nostri oceani.
Lo studio rientra nell’ambito del Progetto M.A.R.E., una piattaforma scientifica itinerante dedicata al monitoraggio del Mediterraneo.In particolare, gli studiosi stanno concentrando la loro attenzione sulla presenza di inquinanti organici persistenti e di metalli in tracce nello zooplancton del Mar Mediterraneo nord-occidentale, in modo da avere un quadro completo della situazione.
La ricerca esamina campioni prelevati in 40 stazioni distribuite lungo una delle zone più antropizzate del bacino mediterraneo, offrendo un’analisi quantitativa e su ampia scala della contaminazione marina. Dai dati emerge che tutti i campioni di zooplancton analizzati presentavano PCB (Policlorobifenili), inquinanti organici ampiamente diffusi nell’ambiente. Le concentrazioni più elevate sono state riscontrate in prossimità di Marsiglia, Barcellona e della foce del fiume Ebro, zone caratterizzate da intensa urbanizzazione e attività industriali.
Per quanto riguarda invece il DDT (diclorodifeniltricloroetano) – primo insetticida moderno impiegato in passato in agricoltura e nella lotta alle zanzare – le concentrazioni sono state più basse rispetto all’altro composto menzionato. I livelli più elevati sono stati comunque rilevati lungo le coste francesi e in prossimità di Barcellona.
Un altro elemento riscontrato nei campioni sono il mercurio, piombo, cadmio, rame e zinco. I livelli più alti sono stati trovati in aree molto popolate o industriali, e vicino ai fiumi come Rodano, Orb, Aude e Hérault, dove attività passate possono ancora influire sugli equilibri ambientali.
Con questi risultati i ricercatori hanno voluto colmare una significativa carenza nel monitoraggio ambientale. Non solo. La ricerca rappresenta un solido punto di partenza per lo sviluppo di futuri programmi di monitoraggio e per la definizione di strategie articolate e di lungo periodo in modo da gestire e controllare al meglio l’ambiente intorno a noi. Su questo aspetto, One Ocean si conferma come sempre in prima linea grazie alle attività svolte e alla competenza dei suoi ricercatori.
Riccardo Lo Re
