A stilarlo è stato One Ocean Foundation nell’ambito dell’Ocean Impact Initiative. Una review che offre spunti interessanti sulla tutela del mare
L’industria delle utilities rappresenta un tassello fondamentale per il sostentamento della popolazione. Fornisce i beni e servizi di pubblica utilità essenziali come energia elettrica, gas, acqua, gestione dei rifiuti e le telecomunicazioni. Eppure ci sono degli aspetti negativi che non vanno presi sottogamba come gli effetti di questo comparto sull’ambiente, dagli scarichi delle acque reflue al consumo energetico e alla presenza di rifiuti. Da questo punto di vista entra in gioco One Ocean Foundation che con un report specifico cerca di analizzare l’impatto dell’industria sugli oceani.
«Crediamo che proteggere l’oceano vada oltre la semplice mitigazione dei danni esistenti», si legge nella nota di OOF. Occorre infatti affrontare le cause profonde del problema e ampliare gli sforzi per la conservazione del mare: «Collaboriamo attivamente con aziende e decisori politici per promuovere un cambiamento sistemico, garantendo un futuro sostenibile per gli ecosistemi marini». Per questo è necessario puntare su «un’economia positiva per la natura che bilanci l’uso delle risorse con l’urgente necessità di proteggere e ripristinare gli ecosistemi marini e la loro biodiversità».
Sono diversi i problemi segnalati dalla Fondazione, dall’introduzione di contaminanti alle emissioni di gas serra. In più c’è il tema dell’eutrofizzazione, un processo di degradazione delle acque dovuto all’eccessivo arricchimento di nutrienti provenienti da acque reflue e discariche. Ciò può portare a una proliferazione algale una drastica riduzione dell’ossigeno nelle acque costiere con danni agli ecosistemi marini.
Sono molte le soluzioni che si possono adottare secondo One Ocean. Prima di tutto si possono utilizzare delle tecnologie avanzate «per il trattamento delle acque, migliorare la raccolta del percolato e utilizzare materiali non tossici e durevoli per prevenire il rilascio di contaminanti». Allo stesso tempo si può puntare su «sistemi di rimozione dei nutrienti» per fronteggiare il tema dell’eutrofizzazione, e su «zone cuscinetto intorno alle aree sensibili e investire in progetti di ripristino per proteggere la biodiversità». Per quanto riguarda i rifiuti si può ricorrere a «sistemi di filtrazione avanzata per catturare le microplastiche e promuovere il riciclo e il riuso dei materiali per ridurre i rifiuti marini». Nel caso dei disturbi acustici ed elettromagnetici possono essere di grande aiuto le apparecchiature a basso impatto, così come i sistemi antivibrazione e le barriere fonoassorbenti negli impianti di trattamento e pompaggio. Per accrescere l’efficienza energetica, è necessario in questo caso «recuperare il biogas e incrementare l’uso di fonti rinnovabili per ridurre le emissioni».
Riccardo Lo Re
