È quanto emerge dall’incontro che si è tenuto a Roma dove si è parlato dell’importanza della nautica e dell’industria cantieristica in Italia
Il tema della blue economy resta uno dei temi cruciali nello sviluppo industriale in Italia. Lo dimostra l’evento che si è svolto a Roma promosso da Confindustria, dal titolo “Economia del Mare. Il motore blu della competitività italiana”. Un incontro costruttivo legato a quello che è nei numeri un settore strategico per il nostro Paese. I dati parlano chiaro: 216,7 miliardi di euro di valore (l’11,3% del PIL nazionale) e oltre 230mila imprese che offrono lavoro a un milione di occupati.
Proprio per questo è necessario affrontare tutte sfide con una visione condivisa che mira allo sviluppo di un territorio e allo stesso tempo alla tutela dell’ambiente come già ampiamente mostrato da associazioni come One Ocean, da tempo attiva per una crescita sostenibile proteggendo l’oceano. La blue economy è infatti un modello di economia virtuosa dove entrambi gli aspetti possono e devono essere messi allo stesso piano. L’oceano, da solo, genera un valore che si attesta intorno ai 5.2 trilioni di dollari all’anno, anche se stime sono molto più alte se si considerano tutte le attività economiche nel loro complesso. Per questo è necessario bilanciare l’utilizzo delle risorse a disposizione senza rinunciare con alla tutela e al ripristino della biodiversità marina dato che l’80% dell’inquinamento dell’ambiente marino proviene da attività che avvengono in terraferma.
Confindustria, nel presentare il Documento strategico per l’economia del mare, si è soffermata grande valore industriale rappresentato dalla nautica da diporto. «Il comparto della nautica rappresenta un pilastro della Blue Economy per valore aggiunto diretto della sua industria cantieristica e la capacità di attivare filiere turistiche e dei servizi – ha sottolineato Mario Zanetti, Delegato del Presidente di Confindustria Orsini all’Economia del Mare, nell’ambito della presentazione del Documento strategico di Confindustria per l’Economia del Mare. È un esempio meraviglioso di rilancio della competitività italiana, il settore sta macinando numeri importanti, ma necessita di semplificazioni per rilanciarlo e anche un quadro normativo chiaro per l’uso di carburanti alternativi e tecnologie innovative».
Il Presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti, cita un recente studio di Cassa Depositi e Prestiti che «ha evidenziato come la cantieristica navale e la cantieristica nautica insieme si dividano il 50% dell’export. L’Italia vanta campioni industriali mondiali nel settore, come Fincantieri e i produttori di superyacht e proprio per questo abbiamo un dovere, che è quello di offrire un orientamento, un’indicazione sul futuro”. Tuttavia, prosegue, “l’impresa ha bisogno di prospettive, certezze, possibilità di pianificare. Abbiamo già gli strumenti e le idee adesso servono rapidità nelle decisioni e un contesto regolatorio all’altezza delle sfide tecnologiche e ambientali, come per l’uso dell’idrogeno a bordo di unità da diporto, o l’annoso problema dell’insabbiamento che affligge oltre il 50% dei porti turistici italiani».
Riccardo Lo Re
