Giulia Liguori, biologa marina One Ocean Foundation, ha portato il pubblico di Rai 3 in un lungo tour sottomarino alla scoperta di questi fondali
La fondazione One Ocean ha scelto il pubblico di Rai 3 per portare avanti le sue iniziative per tutelare il mare. Lo ha fatto durante una delle trasmissioni più seguite come Geo. Un programma che unisce natura, terra, mare, vento tenendoli stretti grazie a servizi e interviste esclusive agli esperti del settore. Ogni elemento non esclude l’altro come hanno sempre raccontato i conduttori di questa storica trasmissione: l’autrice televisiva Sveva Sagramola e il biologo e fotografo amante della natura Emanuele Biggi.
L’acqua è stata tra i protagonisti della puntata del 26 marzo scorso quando si è scelto di affrontare un tema che sta particolarmente a cuore a One Ocean: i Canyon di Caprera. Come afferma Biggi, è uno degli Hope Spot per tutela della biodiversità marina. Un’area piuttosto estesa a Nord Est della Sardegna che spicca per la varietà di fauna presente nelle zone sottomarine tra i 100 e 1200 metri di profondità diventando un sito perfetto per la conservazione delle diverse specie.
Giulia Liguori, biologa marina One Ocean Foundation, ha spiegato le ragioni dell’importanza di questo luogo: «I Canyon di Caprera, proprio per la loro struttura e caratteristiche, sono spesso considerati degli hotpost per la biodiversità proprio perché favoriscono la risalita dalle profondità marine di queste correnti che per natura sono fredde, ricche d’ossigeno e con ricche di nutrienti. In questo modo vanno a sostituire l’acqua impoverita, e creano le condizioni ideali per attirare una grandissima biodiversità, tra cui moltissime specie di cetacei».
La zona ospita diverse specie: balenottere, capodogli e delfini. Scelgono quest’area per nutrirsi e riprodursi. Come racconta Giulia Liguori, il Canyon di Caprera «si trova ai confini del Santuario Pelago rappresenta un tratto di mare che rientra nelle migrazioni di questi grandi mammiferi marini». Non si sono solo cetacei. In questa zona sono state avvistate delle tartarughe, i pesci luna, alcune specie di squalo e la foca monaca.
One Ocean dal 2019 prosegue con delle attività di ricerca intorno alle aree marine. Si passa dai classici avvistamenti in barca alle tecniche più sofisticate come quella del Dna ambientale «che consiste nel raccogliere delle sacche d’acqua per poi filtrarle in modo da ricercare il Dna delle specie che vogliamo ricercare». In più One Ocean compie una serie di iniziative come il monitoraggio dello stato di contaminazione delle acque con dei campioni di zooplancton che rientrano nella dieta degli animali presenti in Sardegna. Si tratta di un’attività importante in quanto il plancton è in grado di assorbire anche delle sostanze nocive che possono essere utili per One Ocean nel comprendere lo stato di salute dell’intero ecosistema marino e se i cetacei vivono in una zona più o meno inquinata.
Negli ultimi anni, conclude Liguori, la fondazione si è dotata di strumentazioni all’avanguardia. Utilizzando la tecnica della bioacustica, l’associazione si serve di idrofoni per registrare i suoni sott’acqua. Grazie a tutto questo, Gli studiosi hanno scoperto che l’area è frequentata da sette specie di cetacei su otto presenti nel bacino occidentale del Mediterraneo.
Riccardo Lo Re
