Il coronavirus ferma anche le attività da diporto

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Vietate le uscite in barca e le immersioni subacquee: sarebbero spostamenti non giustificati

Il mondo fa i conti con il coronavirus. E quindi pure la nautica, visto che le nuove restrizioni messe nero su bianco dal Governo riguardano anche le attività all’interno dei cantieri. Poi c’è la questione diportismo. Dopo un iniziale periodo di caos, e qualche errata interpretazione dei decreti del premier italiano Giuseppe Conte, non si registrano più particolari casi di infrazione delle regole. In barca, infatti, non si può uscire per alcun motivo. Neanche da soli, in mezzo al mare, lontano da ogni altra persona, fatta eccezione per i pescatori e per coloro che in barca ci vivono.

Il motivo è molto semplice: raggiungere le barche, ormeggiate nei porti, nelle marine e nei porticcioli, comporterebbe uno spostamento non giustificato, visto che non si tratta né di lavoro né di esigenze legate alla salute. Chiunque decida di accendere il motore o spiegare le vele va dunque incontro a multe e denunce. Il Ministero dei Trasporti lo ha da poco ribadito anche alle Capitanerie, ai porti turistici e ai circoli nautici. Lo stesso discorso riguarda naturamente anche le immersioni subacquee, le nuotate in mare e le passeggiate lungo i litorali. Tutte attività vietate perché non dipendono né da esigenze lavorative né da necessità di altro genere. Come accade nell’intero territorio nazionale, gli uomini delle forze dell’ordine e della marina militare continueranno a controllare e pattugliare i porti, i circoli e le coste per far rispettare il decreto del presidente del Consiglio che, almeno per adesso, rimarrà in vigore fino al 3 aprile. Da giorni, comunque, si parla di una proroga di altre settimane che interesserà praticamente tutti i settori.

Dario Budroni

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